martedì 31 gennaio 2017

Griffe o non griffe?

C’era una volta la griffe, simbolo di qualità sopraffina da pagare a caro prezzo per l’innovatività, l’eleganza  e la durata dei suoi oggetti. Poi avvenne qualcosa: la qualità del marchio sparì, o meglio ci furono sempre più persone in grado di copiare questa qualità, peraltro sempre più bassa, anche grazie alla delocalizzazione delle grandi industrie, che insegnarono a sempre più persone a creare questi oggetti alla moda. Inoltre la richiesta di qualcosa di nuovo, di bello e di unico divenne sempre maggiore e sempre più veloce, in un continuo e vorace consumismo di massa che portò a non considerare più il capo in sé, ma la fama e la storia del marchio. 

Adesso pare che le cose stiano cambiando.

Molti video su YouTube mostrano come togliere le etichette dai vestiti, sintomo che la griffe in sé non interessa più. Almeno, questo è il parere di Paolo Boggi, blogger del Fatto Quotidiano.it, che ha scritto un pezzo sul fenomeno, intitolato “Moda, è finita un’epoca: ai millennials non interessano le griffe”. Boggi ritiene che ai millennials, i ragazzi nati tra gli Anni Ottanta e gli Anni Duemila, non interessi più il nome né l’etichetta, anche su sé stessi, ma la qualità e l’unicità. A loro non importa di far parte di un gruppo preciso, né di essere riconosciuti da come si vestono o da quello che usano. Sempre Boggi, riferendosi ai soli capi d’abbigliamento, definisce questo fenomeno come “la più grande rivoluzione del tessile degli ultimi quarant’anni”.  Anche se, a mio avviso, il discorso si potrebbe ampliare a tutto ciò che va di moda.



Personalmente, credo che siamo a un punto di transizione. Se è vero che esistono video su come rimuovere le etichette, è altrettanto vero che ne esistono anche altri su come rimuovere l’antitaccheggio, e poter rubare facilmente qualcosa che non ci si può permettere.  Questi consigli, di sicuro, sono segnale del fenomeno diametralmente opposto: il brand conta, eccome. Soprattutto se sei troppo povero per poterlo pagare, e possedere qualcosa di firmato può far morire di invidia gli amici o farti riconoscere come “figo”.

Certo, le copie degli asiatici sono praticamente perfette, e a mio parere non ha senso spendere tutti quei soldi per qualcosa che si può trovare uguale a pochi euro. Però non tutti la pensano come me: molte persone, troppe, anche giovani, ritengono ancora che la griffe sia tutto, che sia l’unico vero motivo per cui un oggetto debba valere qualcosa. Il fatto che le aziende stiano riducendo sempre di più il proprio logo non significa che miglioreranno la qualità dei loro pezzi, né che produrranno in modo più sostenibile. 

Pensate agli smartphone: quante persone si ritrovano in fila per giorni e notti per accaparrarsi per primi l’ultimo modello di iPhone? O ancora: quanti miliardi fatturano le grandi aziende di moda, che fanno pagare tantissimo persino le cinture? Se non ci fosse gente capace di indebitarsi o delinquere pur di avere l’oggetto dei propri desideri, abbasserebbero i prezzi, no? Tanto più che ormai il lavoro che c’è dietro è spesso sottopagato e non di rado si può parlare di sfruttamento umano.

Lo dico da millennial: sì, a me non interessa la griffe. Ma mi sento ancora una mosca bianca.

Neifile

martedì 17 gennaio 2017

L'altra faccia di Facebook: degrado e sessismo in rete

IL FATTO: Facebook è di nuovo nel mirino delle polemiche. Enrico Mentana, dalla sua pagina seguitissima e accertata, ha condiviso il post di una ragazza, A. V. D., che ha denunciato con tanto di screenshot l’esistenza di gruppi, soprattutto chiusi, in cui vengono pubblicate foto di ragazze e donne comuni, foto magari rubate dai profili privati e dalle pagine, oppure scattate di nascosto in luoghi pubblici, foto date al ludibrio dei componenti, che non lesinano nei commenti; è proprio per l’oscenità di questi commenti, in cui si istiga allo stupro o comunque alla masturbazione, che il giornalista ha detto la sua, unendosi al coro degli indignati dall'esistenza di questi fenomeni. Ecco il link al post di Mentana: https://www.facebook.com/enricomentanaLa7/posts/10154377043517545?__mref=message_bubble



I NOSTRI COMMENTI:
·         Neifile: "Non stiamo parlando di un fenomeno nuovo, eppure è diventato virale quando Mentana ha condiviso il post dell’ennesima ragazza scandalizzata da questi gruppi di pervertiti, scoprendo l’acqua calda per alcuni e tirando fuori un ingombrante scheletro dall’armadio dell’azienda di Zuckerberg per altri.

Ben lungi dal pensare che siano persone pericolose, per quanto facciano paura coi loro commenti, tra l’altro spesso pubblicati con account fake, credo sia opportuno che si trovi un modo per tutelare l’immagine di ragazze e donne (meno spesso di uomini) che vengono insultate e usate come oggetti sessuali a loro insaputa e dunque senza il loro consenso.

Che ne so, una Buoncostume del web non sarebbe male. Dato che Facebook censura le statue raffiguranti dei nudi e blocca gli account con nomi di fantasia che non fanno niente e lascia libertà di espressione e di azione a queste bestie, che almeno la Polizia postale o chi di competenza faccia qualcosa. Ci vuole una legge ad hoc? Che venga fatta il prima possibile. Si possono applicare le leggi già esistenti (c’è stato chi ha commentato il post di Mentana citando l’articolo 414 del Codice Penale, quello dell’istigazione a delinquere)? Che lo si faccia.

Certo, molti pensano sia un problema culturale, e in parte è vero; ma questa piazza virtuale, che amplifica il bene e il male delle persone, deve servire da esempio di civiltà. Vietare certi comportamenti aiuterebbe le persone a ragionare di più su quanto scrivono, o perlomeno a tutelare le vittime di questi fenomeni."



·         -Superman: "La gravità del problema ci fa sollevare una domanda: come reagire giuridicamente? Chiedere una legge ad hoc forse appare un po' eccessivo. Esistono già degli strumenti giuridici che possono essere applicati per contrastare questi fenomeni. Qualcuno sotto il post di Mentana sosteneva ad esempio la configurabilità dell'articolo 414 del codice penale rubricato "Istigazione a delinquere". Effettivamente è l'admin del gruppo che incita gli utenti a compiere e dire oscenità sulle foto. Ma prima di dire che quel reato viene commesso collettivamente, quale reato più semplicemente si configura?

Il bene tutelato è l'immagine e l'integrità morale della persona. Ognuno può disporre dell'esercizio della propria immagine, ma il consenso del soggetto ritratto vale solamente per le finalità e le modalità indicate dal quest'ultimo. Mi viene in mente il caso di scuola dell'attrice che in un film gira una scena di nudo: nelle finalità e nelle modalità per la quale ella presta la sua immagine, si esclude che possa ad esempio pubblicarsi un fotogramma di quel film su una rivista a contenuto pornografico. La Cassazione questo lo ribadisce tanto nella sentenza 21995 del 2008, tanto nella sentenza Cass. 5175/1997 che cita come "consenso alla pubblicazione su una o su determinate riviste, non consente la pubblicazione su riviste diverse da quelle autorizzate".
Effettivamente la pubblicazione di queste foto non avviene su una rivista, ma ci troviamo davanti ad una situazione analoga, sulla quale tuttavia non si è mai creato un precedente. Anzi, sarebbe giusto che il legislatore si esprimesse anche per orientare l'attività dei giudici.

Può configurarsi la fattispecie di "molestie sessuali" cui l'articolo 660 del Codice Penale? Difficile, e sicuramente l'inclusione comporta una attività interpretativa non indifferente. Il testo della norma pur includendo gesti e allusioni che recano "a taluno molestia o disturbo", pone che quest'ultimo sia consapevole e subisca la violenza scientemente, ma qui ci troviamo davanti una situazione di non conoscenza da parte delle vittime.

In parte, date le offese ricevute, potrebbe parlarsi di diffamazione: l'onore della persona offesa, è leso in sua assenza e alla presenza di più di due persone (i membri del gruppo). Ma alla diffamazione non si procede d'ufficio, ma solo su querela. Come eliminare allora questi gruppi alla radice senza l'impulso delle parti coinvolte?"



·         Rising dark sun: "Proviamo ad analizzare questo fenomeno: un social network come Facebook ha come enorme pro e, contemporaneamente, come altrettanto mastodontico contro il fatto che possa essere utilizzato e frequentato da chiunque. Senza distinzione alcuna. E quindi non esiste nemmeno alcun discrimine tra brave persone e malintenzionati.

Anche se i social, ai più ingenui, possono sembrare una semplice piazza pubblica e in qualche modo libera, essi sono in realtà un'arma a doppio taglio micidiale, alla quale però, nel 2017, non è più possibile rinunciare, in quanto, da circa un decennio a questa parte, Facebook è diventato parte integrante della nostra società, della nostra economia e anche, diciamolo, della nostra cultura.

Nel pensare a come intervenire concretamente contro a fenomeni scandalosi come questi gruppi Facebook mal frequentati, una soluzione potrebbe essere l'istituzione di un sistema di reputazione virtuale che possa permettere la limitazione di comportamenti discutibili su Internet, un sistema che non si limiti a bannare gli utenti di Facebook che ne violano le regole (diversi utenti di recente sono stati bannati da questo social network in seguito alla pubblicazione di post contenenti bestemmie) ma che casomai limiti gli account di alcune funzioni, come commentare i post in contesti particolari o mandare messaggi privati a determinate persone.

Queste limitazioni, da impartire in maniera temporanea in casi meno gravi e in modo permanente laddove la fedina penale di una persona giustifichi un provvedimento definitivo, contribuirebbero forse a far progredire l'atteggiamento degli utenti di Internet, inducendoli magari a pensarci due volte prima di usare uno schermo come scudo per le proprie malefatte, nonché, come spesso accade, prima di insultare qualcuno.

Non va dimenticato inoltre che caricare una foto profilo equivale a una cessione in pasto alla pubblica piazza della propria immagine. Di fronte a questi abusi della facilità con cui è possibile condividere contenuti propria del Web 2.0, una forma di tutela che renda meno alienante la pubblicazione della nostra immagine, di primo acchito consisterebbe nel limitare, se non addirittura impedire, il download delle foto contenenti le nostre facce. Essendo però una limitazione di questo tipo un'impresa disperata, in alternativa, per tutelare l'immagine dei suoi utenti, Facebook dovrebbe porre con maggior rigore un controllo su chi condivide e su chi carica fotografie riportanti i volti di una persona, interrogando l'utenza sulle motivazioni che portano a condividere tali volti e prendendo provvedimenti laddove tale condivisione, diversamente da quanto dichiarato quando l'immagine è stata condivisa, fosse mirata a compiere atti poco dignitosi, come appunto nel caso di questi gruppi scabrosi per i quali le segnalazioni non mancherebbero, e infatti non sono mancate.

Permettetemi ora una riflessione: secondo una massima buddhista, ognuno di noi ha dentro di sé le chiavi del paradiso ma la stessa chiave apre anche quella dell'inferno. Ogni volta che i comportamenti della gente provocano indignazione e disgusto ho chiaro che l'inferno è diventato la scelta preferita dell'umanità in quanto maggiormente piena di elementi in grado di provocare piacere nella gente comune.

Di fronte allo scandalo provocato da queste community, abbiamo un esempio lampante di come l'utilizzo delle chiavi che ci mettono in contatto con le altre persone attraverso il filtro di Internet siano usate per aprire le porte di un paradiso egoistico che se moltiplicato per il numero di utenti della rete è in grado di creare un vero e proprio inferno sulla terra!

Personalmente, il mio primo pensiero nel tentativo di porre un freno a questo scandalo, prima ancora di ipotizzare tutto il mio discorso sulla reputazione virtuale e via dicendo, sarebbe di chiudere non solo queste community ma di intervenire drasticamente su Facebook stesso.

Tuttavia, non solo l'abolizione di Facebook non rappresenterebbe una soluzione, ma addirittura il semplice ban degli utenti dei gruppi incriminati, nonché la chiusura di questi ultimi, di fatto potrebbe perfino risultare controproducente, perché se prima questi utenti potevano sfogare le loro fantasie sadomasochiste su un social network, dove potrebbero sfogarle in seguito al ban del loro profilo?

Non dico con questo di essere favorevole alla permanenza di questi gruppi per una ipotetica funzione di valvola di sfogo per persone sessualmente disturbate, ma bisogna prendere atto del fatto che, comunque finirà questa polemica, questa rappresenta a tutti gli effetti un vicolo cieco, e non mi sorprenderei se in futuro qualcuno dovrà contare morti e feriti. Di sesso femminile, ovviamente. Tutto questo grazie a Facebook.

Non posso dunque fare a meno di pensare che questa polemica, nata secondo me con delle tempistiche forse troppo tardive e troppo legate all'importanza mediatica della televisione nella nostra società, in quanto ancora nel 2017 solo ciò che viene discusso attraverso il filtro della televisione esiste per l'opinione pubblica, sia più controversa di quanto non sembri. Non mi sorprenderei se in futuro ci guarderemo indietro a quando ci indignavamo per questo fenomeno e ci domanderemo se valeva davvero la pena di sollevare questo polverone.”



·         A.D.: "Tempo fa, avevo scritto un articolo dedicato a Diletta Leotta, la più bella giornalista di Sky, che ha subito una violazione della privacy tramite la divulgazione delle sue foto di nudo. In tale occasione dissi che la suddetta giornalista era stata vittima di una disavventura già accaduta a svariati VIP americani.

      Stavolta, si tratta di molto peggio. Il fatto della "giornalista gnocca" è una bazzecola, in confronto ai gruppi Facebook chiusi che pubblicano foto di ragazze di qualsiasi età, per farsi delle "seghe in gruppo". Praticamente, si sono creati dei bordelli virtuali.
      
     Qui, la violazione della privacy non include solo una persona, ma di altrettante e, se qualche mese fa si parlava di una donna, qui c'entrano anche gli idoli maschili e non solo: si parlerebbe anche di masturbazione in gruppo destinata alle donne.

      E' un'idea di sfogo sessuale troppo contorta, perché un gruppo Facebook di questo genere può essere interpretato così: ti masturbi davanti alla foto di una donna/ragazza dove non importa quale professione faccia e poi lo dici agli altri membri del gruppo, come se tu avessi rimorchiato sul serio quella donna/ragazza.

      Basta mettere la parola "seghe" su Facebook ed ecco apparire una moltitudine di gruppi d'ogni genere, senza alcuna distinzione sessuale o di idoli famosi. Basta che sia una foto e sarei inquietato nell'idea che ci possa essere anche un gruppo dedicato a quelli che si masturberebbero davanti alle foto d'animali o d'oggetti.

      In questo caso, bisognerebbe mettere un freno agli utenti perennemente ossessionati dal sesso, tanto da doverlo manifestare pubblicamente, anche se in un gruppo "chiuso" di 200 utenti.

      Si sa che, ad ogni post pubblicato da una modella, ci sono sempre i commentatori che commentano in modo sessuale, con lo scopo di rimorchiarla, un giorno (quello del mai, aggiungo...), in mezzo a quelli degli ammiratori e dei fan, ma questi gruppi FB dichiarano apertamente di essere stati concepiti per le seghe e, sinceramente, proverei molta vergogna a dire a 200 persone: "Ragazzi, mi sono fatto una sega su Bonacciona Tettamondo, quella figa che c'aveva due tette che parevano delle grandi mongolfiere!".

      A questo punto, ad un argomento controverso, dirò una cosa controversa: meglio masturbarsi in privato senza dirlo, trattandosi di un atto sessuale personale della persona che lo vuole praticare, piuttosto che farlo e poi comunicarlo ad altre persone. Ovviamente, è una pratica sessuale da fare sempre rispettando i limiti del buonsenso e della legalità.


sabato 24 dicembre 2016

Rogue One: un film per il giorno di Natale


E' vero che, quando arriva il Natale, ci vien voglia di rivedere un classico come gli "Home Alone" e le varie versioni cinematografiche sul Canto di Natale di Charles Dickens, ma in questi giorni è nata una discussione che segue una domanda che spacca in due il pensiero dello spettatore: Rogue One è meglio o peggio del settimo episodio ufficiale di Star Wars?

Alcuni dicono di sì ed altri dicono di no, ma penso che Rogue One non sia da paragonare a Star Wars VII, poichè è un intermezzo che segue il terzo film della saga (La Vendetta Dei Sith) e precede il quarto (Guerre Stellari).

Di certo, faccio chapeau a due elementi fondamentali del successo di questo "Episodio III-b", ovvero, a Michael Giacchino, che ha saputo giostrare benissimo la sua colonna sonora, unendo parte di alcuni vecchi brani celebri di John Williams col suo stile profondo e tenebroso e agli effetti speciali sorprendenti che differenziano questo film dagli altri dell'universo di Star Wars, avvicinandosi di più a Fast and Furious 7.

"Ma Fast And Furious 7 non è fantascienza...". E' vero, ma è uno dei primi film che ha rappresentato una nuova motion capture innovativa capace di ricreare perfettamente un attore deceduto oppure nella sua versione più giovane. Fast And Furious 7 mostrò un Paul Walker totalmente ricreato al computer dalla Weta Digital, casa produttrice di effetti speciali di Peter Jackson che ha, tra l'altro, curato gli effetti speciali di Avatar di James Cameron.

Dopo la morte dell'attore accaduta poco tempo prima di completare le riprese, lo staff tecnico decise di ricrearlo al computer, nelle sue ultime scene. Questa nuova motion capture, evidentemente, si è evoluta ed ecco che vediamo Peter Cushing (Generale Tarkin) e Carrie Fisher (Principessa Leila) totalmente ricreati al computer, come se fossero veri. Quando ho visto quelle scene in sala, ero rimasto a bocca aperta, perchè nessuno si aspettava lontanamente di rivedere quei personaggi in modo perfetto. Inoltre, anche alcuni soldati al fianco di Peter Cushing sono stati ricreati al computer e questo dà un perfetto collegamento tra i due film.

Così, ecco riesumato un attore inglese morto 22 anni fa ed ecco ringiovanita Carrie Fisher come lo era nel 1977. Ironia nera della sorte, Carrie Fisher, poche ore fa, è sopravvissuta ad un infarto accusato durante un viaggio in aereo. Una notizia che ho saputo dopo la visione nel cinema.
Il cast mostra degli attori che hanno ripreso i ruoli che avevano interpretato nella saga ufficiale, come il Senatore Bail apparso precedentemente negli Episodi II e III ed una delle cose che i fan hanno molto apprezzato, in entrambi i doppiaggi, è il ritorno di James Earl Jones e Massimo Foschi (rispettivamente, 85 e 78 anni!) alla voce di Darth Vader. Purtroppo, come in ogni singolo film, c'è una pecca da dover notare in questo film, e quella, secondo me, è proprio la recitazione.

Esteticamente, il cast andava più che bene, ma a livello recitativo...insomma. Felicity Jones era troppo legnosa quanto Diego Luna, in ogni scena...boh...non mi hanno proprio convinto. 

D'altro canto, ho apprezzato particolarmente la recitazione di Ben Mendelsohn, il quale ha interpretato il cattivo effettivo del film e Forest Whitaker, il quale è un personaggio oscuro del film. Un'altra pecca riguarda alcune scene di gruppo che hanno dei tempi troppo lenti, tanto da poter annoiare il pubblico.

Detto questo, penso che Rogue One abbia il pregio di aver presentato per la prima volta una tecnica innovativa che possa resuscitare ogni attore morto, byte per byte. E' un avanzamento cinematografico che è stato raggiunto in questi ultimi 10 anni.

Se volete passare una sera di Natale all'insegna del cinema, Rogue One è adatto per voi, ma un avviso prima della visione: per capire il ritorno di alcuni personaggi, vi consiglio vivamente di guardare la saga ufficiale,specialmente il III e IV, per poi guardare questo "III-B".

"Rogue One chiama A.D."

Sì?

"E' ora di dirlo..."

Ricevuto, Rogue One! Scusate, ma c'era la navicella Rogue One che mi diceva di concludere con un augurio.

A presto, cari lettori e...

...BUONE FESTE!

A.D.

lunedì 28 novembre 2016

Perché votare No al Referendum Costituzionale

Ci sono molti motivi per dire di No alla riforma costituzionale della legge Boschi-Renzi, intitolata “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del  titolo  V  della parte II della Costituzione”. Molti hanno indicato dei motivi politici, altri di contorno; io cercherò di entrare nel merito del testo della riforma, cercando di esprimere le mie opinioni nel modo più chiaro possibile.

La prima cosa che si legge è l’equilibrio di genere imposto: infatti il testo promuove “l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, senza considerare il merito delle persone scelte, l’importante è che siano donne e uomini in egual misura.

Per quanto riguarda la differenza tra Senato e Camera dei Deputati, quest’ultima è molto più importante del primo; infatti, “La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo.” Questo significa che ha i poteri della Camera dei Deputati e del “vecchio” Senato, che era nato per bilanciare le iniziative del Governo e le funzioni legislative della Camera stessa.

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi


Il “nuovo” Senato rappresenta le istituzioni territoriali e fa da intermediario tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica, ossia le Regioni, i Comuni e le Città Metropolitane, e l’Unione europea; in particolare attua le disposizioni europee e verifica l’impatto che esse hanno sui territori che rappresentano. I senatori sono passati da 315 a 100, 95 senatori scelti tra consiglieri regionali e sindaci e 5 senatori a vita (che in realtà lo saranno solo per sette anni, ad eccezione degli ex Presidenti della Repubblica) nominati dal Presidente della Repubblica. Sinceramente, nessuno sa quante volte i senatori staranno realmente in Senato: lo stesso Renzi, in un dibattito tv, aveva accennato che si sarebbero potuti riunire una volta al mese. Ora, perché dovrei volere un Senato che non lavora? E che se lavora lo fa dopo che tutti gli impegni dei vari senatori sono stati assolti? Infatti, nessuno dei senatori lascerà il posto di sindaco o di consigliere regionale, quindi qualcuno ha anche parlato di “dopolavoro”. Senza contare che scelgo, peraltro limitatamente, dato che mi si dà una lista di nomi precompilata dal partito che propone i suoi candidati, dei consiglieri regionali e dei sindaci perché facciano quello per cui li voto, e non perché si occupino di disposizioni europee. Inoltre ci sarà una girandola di nomine, in quanto questi senatori restano tali solo finché il loro mandato come consiglieri regionali o sindaci non scade; quindi durano al massimo cinque anni, ma potrebbero anche andarsene prima, e venire sostituiti da altri.

La Camera dei Deputati, con il suo regolamento, “disciplina lo Statuto delle opposizioni”: questo significa che le opposizioni si comporteranno secondo quanto sceglierà la Camera dei Deputati.

Le leggi che vengono esaminate sia alla Camera che al Senato sono: quelle di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, ma soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni concernenti la tutela di minoranze linguistiche, referendum popolari e altre forme di consultazione; quelle che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane, nonché le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni; quella che stabilisce le norme generali, le forme e i termini di partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione Europea; quella che determina i casi di ineleggibilità con l’ufficio del senatore; entrambe le Camere si occuperanno anche delle leggi che determinano o disciplinano: la composizione dei seggi al Senato, l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, l’ordinamento di Roma, i casi di autonomia per le Regioni non a Statuto speciale, le competenze delle Province Autonome di Trento e Bolzano, gli accordi delle Regioni con Stati ed entità territoriali all’interno del territorio italiano, l’equilibrio di bilancio, i casi in cui il Governo si può sostituire agli enti territoriali, le norme sul sistema di elezione, sull’ineleggibilità e l’incompatibilità del Presidente della Giunta regionale, degli altri membri della Giunta e dei consiglieri regionali e lo spostamento dei Comuni da una Regione all’altra. Tutte le altre leggi vengono approvate solo dalla Camera dei Deputati.


Il bicameralismo paritario si “supera” così: ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati viene immediatamente trasmesso al Senato che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. Quindi il Senato può scegliere di non esaminare le proposte di legge provenienti dalla Camera; inoltre, se il Senato non riesce a deliberare entro i termini prestabiliti, la legge viene promulgata lo stesso. La Camera può decidere di non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato a maggioranza assoluta dei suoi componenti solo se la maggioranza assoluta dei componenti della Camera non considera queste modificazioni valide. Il Senato può, infine, secondo quanto previsto dal regolamento, svolgere azioni conoscitive e formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati. A mio parere, spesso questo ping pong sarà inutile, per quanto più veloce di prima; la prima stesura prevedeva l’abolizione totale del Senato, questo compromesso è fatto male e complica le cose.

Il popolo può proporre delle leggi solo se le firmano 150000 persone, tre volte tanto quanto era il limite minimo di prima. Si possono proporre solo referendum popolari e d’indirizzo; per quelli abrogativi il limite minimo è 500000, ma può essere approvato solo dalla maggioranza degli elettori aventi diritto, mentre se si raggiungono le 800000 firme, può essere approvato dagli ultimi elettori della Camera dei Deputati. Il Parlamento si impegna a deliberare sulle leggi richieste e ad attuare i referendum.

Come ho già accennato, le Camere riunite possono decidere sui trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea. In quanto europeista convinta, voterei No solo per questo spauracchio di una possibile Italexit. Se uscissimo dall’Unione, finiremmo nei guai: il debito pubblico ci soffocherebbe, e non avremmo tutti quei privilegi che si hanno in una federazione di Stati.

La Camera dei Deputati decide da sola sulla legge di bilancio. E gli enti territoriali rappresentati dal Senato che fanno? Accettano passivamente le decisioni prese dall’alto?

Per quanto concerne l’elezione del Presidente della Repubblica, si sfiora il tragicomico. Se prima bastavano tre scrutini massimo per l’elezione, adesso ne vengono previsti più di sette. Un’elezione infinita, in pratica, data la lentezza con cui ci si mette d’accordo e con cui si fanno gli scrutini.
Con questa riforma, il Governo, nel caso richiedesse la fiducia, può ottenerla dalla sola Camera dei Deputati e non più da entrambe le Camere. Una cosa che accelererà di sicuro gli iter legislativi, soprattutto se vengono fatti a colpi di fiducia.

Le Province vengono abolite. Personalmente, credo che le piccole realtà ne risentiranno parecchio: avere degli organi intermedi tra il Comune e la Regione era comodo e dava importanza al territorio, distribuendo equamente le ricchezze; adesso ci si basa sulla densità della popolazione per quanto riguarda la collocazione di ospedali, scuole e uffici, perciò i Comuni più grandi e le città metropolitane prenderanno il sopravvento sui Comuni più piccoli e meno popolati.



Vi è un accentramento da parte dello Stato per quanto riguarda diverse materie. Vi sono alcune materie su cui non condivido l’accentramento o che mi lasciano perplessa. Per esempio, lo Stato vuole disciplinare sulle attività culturali e sul turismo, creando un’immagine nazionale che sia più competitiva sul mercato internazionale. Niente di più sbagliato: l’Italia è bella proprio perché è varia, perché le singole realtà locali accontentano tutte le tipologie di turista, da quello più attratto dall’arte e dalla città a quello che vuole immergersi nella natura e magari adottare un melo. In casi come questo, sarebbero state gradite più delle linee generali, nel rispetto dell’autonomia dei territori che sanno meglio dello Stato cosa è più attraente e cosa è più conveniente a fini turistici. Inoltre, il fatto che lo Stato tuteli l’ambiente e l’ecosistema assieme alla produzione dell’energia, mi fa pensare a una cosa: le trivelle. Oppure, sul connubio tra ambiente e infrastrutture strategiche, mi vengono subito in mente le grandi opere come il ponte sullo Stretto di Messina.

Alle Regioni, a meno che non siano quelle a Statuto speciale, rimane ben poco: la rappresentanza delle minoranze linguistiche, la pianificazione del territorio regionale e la mobilità al suo interno, la dotazione infrastrutturale, la programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, la promozione dello sviluppo economico locale e l’organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale.


Questi sono i miei motivi per votare No al referendum costituzionale. Ho saltato i motivi di contorno, come ad esempio il conflitto di interessi tra la riforma e la legge elettorale, che, a detta di alcuni, porterebbe a una “deriva autoritaria”.  Ho cercato di non essere troppo di parte, scrivendo commenti personali sul Presidente del Consiglio e sul Governo. Tengo a tal proposito a precisare che mi piacerebbe che si votasse non per motivi politici, come mantenere o far cadere il Governo (cosa che non avverrà comunque, a mio avviso), ma per la nostra Costituzione, che, ok, non è perfetta, ma poteva essere modificata meno e meglio. Magari con una riforma più breve e meno complicata, cosa che ha fatto subito dire ai detrattori che non si poteva leggere né che un cittadino digiuno di diritto poteva capire. Beh, io, cittadina digiuna di diritto, l’ho capita, pur con grande difficoltà e con la Costituzione vecchia alla mano. È stato un lavoraccio, e se non mi avesse aiutato un po’ Superman, che ringrazio, non ne sarei venuta a capo. 

Neifile

Le ragioni del Sì al referendum

In vista del referendum costituzionale del 4 dicembre amplissimo è stato il dibattito, ma nella vastità di argomenti e premesse che sono state sollevate da ambo le parti, sostenitori del NO e del SI, a mia modesta opinione è cruciale per il nostro Paese la vittoria del SI e il definitivo passaggio della riforma.
Prima di elencare le ragioni che mi inducono a ponderare questa scelta vale la pena sfatare alcuni miti.

A un Parlamento eletto con legge incostituzionale (la legge Calderoli) gli è davvero impedita la modifica della Costituzione? Assolutamente no. È vero, il porcellum è stato sanzionato dalla Consulta, ma gli stessi giudici hanno provveduto a specificare nella sentenza 1/2014 come la stessa pronuncia di incostituzionalità avrebbe prodotto "i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale", ponendo un generale principio di continuità dello Stato, di necessarietà dell'organo e che in nessun modo un Parlamento può "cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare".

La riforma è stata voluta dal Governo e non dal Parlamento? Anche qui, assolutamente no. Le discussioni parlamentari sono state molteplici e protrattesi per due anni, con tre passaggi, sei approvazioni e un voto finale con percentuale superiore al 60%.

Ma veniamo alle ragioni.



La prima delle ragioni riguarda sicuramente il superamento del bicameralismo paritario. Le nostre due camere, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, hanno i medesimi poteri e funzioni, in ragione di molteplici compromessi tra le forze politiche in seno di Assemblea Costituente. In sede di redazione della Carta, difatti, le sinistre optavano ad esempio per il monocameralismo, in virtù di un principio per cui è unica la sovranità e unica dovrebbe essere la sua rappresentanza istituzionale; democristiani e liberali pensavano ad un Senato di rappresentanza di categorie sociali (economiche, culturali...); mentre repubblicani e laici volevano una Camera che rappresentasse le Regioni italiane. Al momento della scrittura della Costituzione emerse quindi, più che una idea di organicità e omogeneità, un progetto di compromesso tra partiti. E di questo ne risentiamo tutt'ora. Quando la Camera approva un testo e questo passa al Senato, qualsivoglia modifica (anche minima) da questo effettuata, determina un nuovo passaggio del testo al primo ramo e così via finché una delle due camere non si pronunci in via definitiva. Questo fenomeno delle navette determina lungaggini eccessive, su cui talvolta taluni gruppi politici si fanno forza in ragioni di ostruzionismo.
Con il SI, si supera il bicameralismo paritario, le camere si occuperanno finalmente di cose diverse con il Senato espressione delle autonomie, e ci sarà la tanto auspicata, specie dai più demagoghi, riduzione dei senatori (da 315 a 100) a tutto vantaggio della rapidità delle istituzioni. Come si legge dal nuovo articolo 70, il ruolo dei senatori (salvo taluni casi) avrà una funzione solo consultiva e i pareri da questo espressi non saranno il più delle volte vincolanti. Il tutto con tempistiche molto stringenti fissate tassativamente dall'articolo. È importante sottolineare come molti detrattori della riforma sono comunque favorevoli al superamento di questa forma di bicameralismo.

La seconda delle ragioni riguarda il tendenziale fallimento della riforma del 2001 sul federalismo, che ha novoato il Titolo V della Costituzione. Quando venne proposta la riforma in esame ci era stato prospettato che uno spostamento di poteri dal centro verso la periferia, a cascata, potesse migliorare non solo funzionalmente il nostro Paese, ma anche economicamente attraverso un contenimento dei costi. In realtà così non è stato, e l'unica modifica che abbiamo visto è stato un peggioramento ed un acuirsi della burocrazia (specie tra i conflitti di attribuzione). Con il passaggio della riforma gran parte delle materie strategiche (elencate nel nuovo articolo 117) saranno esclusivo appannaggio dello Stato (dai trasporti all'energia), mentre le materie riservate alle Regioni saranno abbastanza residuali.
A questo si assomma l'eliminazione delle Province e le strutture connesse, con tutto il relativo contenimento dei costi.

La terza delle ragioni riguarda l'eliminazione del CNEL su cui non ci dilungheremo troppo, essendo pacifico che la sua soppressione è cosa voluta anche dai sostenitori del NO. In quasi 60 anni ha dato 96 pareri, proposto 14 disegni di legge (sempre ignorati dal Parlamento), decretando la sua scarsa efficienza. Il CNEL è uno di quei residui di una idea corporativista in voga nel dopoguerra, oggi scomparsa, dato che le categorie che dovrebbe rappresentare preferiscono far sentire la propria voce con altri strumenti.

La quarta ragione e direttamente alla terza connessa: l'obbligo del Parlamento di esaminare le proposte di iniziativa popolare. Certo vi si affianca un aumento delle firme necessarie (da cinquantamila a centocinquantamila), ma questo lo si può facilmente risolvere nel fatto che dalla data di fondazione della Repubblica a oggi, il numero dei cittadini italiani è esponenzialmente aumentato. E se a questo aumento corrisponde l'obbligo del Parlamento di diesamina, lo trovo un giusto compromesso.
Stessa cosa per i referendum abrogativi. Le firme necessarie salgono sì da500mila a 800mila, ma il quorum per contrappeso si abbassa: non più il 50%+1 di tutti gli elettori, ma il 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni politiche. Uno strumento questo, che sottrae potere ai detrattori delle votazioni popolari che invitavano all'astensione facendosi forza sull'elevato quorum.
La precedente discplina (delle 500mila firme) tuttavia non scompare, ma il discorso in questione, sopra fatto, non vale: il quorum prende a riferimento tutti gli aventi diritto.

Ed infine cito brevemente le ultime ragioni:
1) "l'equilibrio di uomini e donne nella rappresentanza", come sottolineato dal nuovo articolo 55;
2) spariscono i senatori a vita come disposto dal nuovo articolo 59;
3) il fatto che la legge che disciplina l'elezione dei membri della Camera e del Senato saranno sottoposti prima della promulgazione al giudizio della Corte Costituzionale, arginando il rischio di avere testi (come il porcellum) incostituzionali, a regolare un materia tanto cruciale come quella elettorale (vedasi il nuovo articolo 73 e 134);
4) una maggiore stabilità del Governo che potrà chiedere la fiducia alla sola Camera dei Deputati, a favore del sollecito svolgimento delle sue funzioni;
5) la Pubblica Amministrazione improntata a principi di trasparenza per dettato costituzionale, con la modifica dell'articolo 97.

A tutto questo si assomma il contenimento dei costi, su cui tuttavia non mancano dibattiti con le opposizioni: dal mezzo miliardo stimato dal Presidente Renzi, si passa appena ai 70 milioni teorizzati dalle opposizioni, su cui si dovrebbe dedicare un articolo a parte.

Nell'augurio che i votanti ponderino al meglio la propria scelta esulando da ragioni politiche, non resta che aspettare il 4 dicembre per poter conoscere al meglio l'exit referendario.

Ringrazio infine Neifile, senza il quale questo articolo sarebbe stato scritto diversamente.

-Superman

lunedì 7 novembre 2016

L’area grigia nell’uso del web

Un’altra sentenza singolare ha colpito la mia attenzione. Giorni fa il Tribunale civile di Napoli nord ha rigettato parzialmente il reclamo di Facebook Ireland e dato ragione alla madre di Tiziana Cantone, la ragazza che si è suicidata il 13 settembre scorso (ne parlo qui, nel post “Diritto alla vita nonostante il web”: http://formal-mente.blogspot.it/2016/09/diritto-alla-vita-nonostante-il-web.html).

I link, i contenuti e le informazioni relative a Tiziana dovevano essere rimosse come richiesto da lei stessa, perché non c’era più la licenza da parte dell’interessata di mostrarli. Tuttavia, il giudice ha accolto la parte del reclamo in cui Facebook Ireland dichiara che non può togliere in via preventiva tutti i contenuti e tutte le informazioni caricate sul social che non corrispondono alla sua politica.
A questo punto la madre di Tiziana si augura che Facebook collabori alle indagini dando le informazioni di contatto degli account falsi che hanno aperto le pagine su cui sono stati caricati i contenuti diffamatori e i commenti offensivi, insomma la gogna mediatica che ha dovuto subire la povera Tiziana. Dal canto suo, Facebook ha dichiarato di aver accolto la decisione del tribunale, perché indica che il social network, come gli altri hosting provider, non è tenuto al monitoraggio preventivo dei contenuti.


In questo contesto, credo che ci sia tanta ipocrisia da parte di Facebook. Se è sempre pronto a eliminare foto e video di nudo, non toglie con altrettanta sollecitudine i video dei bulli, per esempio, o i commenti offensivi. Il caso di Tiziana, poi, è eclatante: ricordo che lei stessa aveva chiesto, più volte, il diritto all’oblio, e nessun social o sito ha accolto la sua richiesta. Fuori dal web ci sono tante vite spezzate dalla potenza di Internet, in cui un contenuto qualsiasi, una volta caricato, rimane per sempre. E può far male per sempre. Solo gli utenti che l’hanno caricato e gli hosting provider sono in grado di rimuovere i contenuti, ammesso che la loro diffusione non li abbia fatti comparire altrove. È un circolo vizioso che andrebbe spezzato con norme più chiare e più severe.

Nonostante le aspettative della madre di Tiziana sulla collaborazione da parte di Facebook alle indagini, il social non lo farà mai; anche perché non può farlo, per via della legge sulla privacy. Su questo argomento mi trovo combattuta: se è vero che, da un lato, la privacy è importante e che se Facebook desse le informazioni di contatto di tutti quelli che hanno denigrato Tiziana non la finirebbe più e per di più si creerebbe un precedente che minerebbe la libertà di espressione, dall’altro ritengo che, in un mondo più giusto, i responsabili avrebbero già pagato, quantomeno con delle sanzioni.


Siamo in un’area grigia nell’uso del web. E purtroppo non ci si rende mai abbastanza conto di quanto Internet sia potente finché, nel mondo reale, qualcuno non si fa male o non si toglie la vita.

Neifile

mercoledì 26 ottobre 2016

Il Nudo non è porno - #1

Eccoci alla rubrica "hot" dedicata al #nudeisnotporn, l'hashtag che ho introdotto nel capitolo precedente.
In questa rubrica, farò una riflessione su argomenti erotici come i film di genere e delle modelle alternative al mondo dell'élite della moda.

Adesso farò un confronto tra Tinto Brass e Russ Meyer, registi maestri del cinema erotico. Tinto Brass è il maggior rappresentante del cinema erotico italiano,mentre Russ Meyer lo è per il cinema erotico americano. Entrambi mostrano uno stile diverso nel creare i loro film e hanno un loro originale punto di vista su come rappresentare l'eros.

Tinto Brass
Russ Meyer

Vedendo alcuni film di entrambi i registi, con tutto il rispetto di Tinto Brass, ma ho preferito di gran lunga lo stile di Russ Meyer, perchè è molto più implicito nel mostrare le nudità delle attrici, rispetto al nostro regista italiano.

Vedendo la versione integrale di Caligola (1979), ho capito perchè Tinto Brass fu sempre soggetto a polemiche da parte della critica cinematografica. Lui rischia di superare il limite che c'è tra l'erotico e il porno, finendo involontariamente nel diventare un pornografo. In molte scene, si vedevano in modo chiaro le parti basse degli attori e delle attrici e poi, alcune scene tagliate erano proprio pornografiche, come una delle donne che lecca il pene finto di un altro uomo, in mezzo a un bordello dell'epoca romana. Già a parlarne così, ho una brutta sensazione che sta tra l'imbarazzo e il disgusto.

In una scena tagliata de La Chiave (1983), che vidi durante uno zapping sul divano su Sky, Stefania Sandrelli mostra al suo amante la sua vagina a gambe aperte e lui tira fuori dalle sue braghe un pene eretto finto e corre verso di lei, sbattendo contro lo specchio. Ricordo bene di aver cambiato subito canale.

Poi, ci sono due scene di Paprika (1991) che, per quanto possano essere visionarie, non le reputo erotiche. La prima riguarda la protagonista che viene sottoposta all'inserimento dello spirale nella vagina (lo spirale è pari al preservativo,per intendersi...), con l'inquadratura diretta verso questa penetrazione. La seconda riguarda sempre la protagonista, una giovane prostituta, che aiuta un cliente a masturbarlo, prendendo con una mano il suo pene finto.

Per quanto Tinto Brass possa essere il maestro del cinema erotico italiano, non rappresenta il mio punto di vista sull'erotismo e nemmeno quello del #nudeisnotporn (forse...).

Ed ora, vediamo Russ Meyer, il maestro del cinema erotico americano. Alcuni critici lo paragonarono addirittura a François Truffaut, altro maestro del cinema internazionale e, nei suoi film, c'è una forma d'erotismo più implicita di quella usata da Tinto Brass. Con Lorna (1964), il suo primo film, bastarono tre scene di nudo parziale della formosa attrice, più la scena del bagno nel lago con lei completamente nuda e il pubblico apprezzava subito ciò che vedeva.




Dopo Lorna, Russ Meyer creerà altri cult erotici che formeranno la "Sexplotation", cioè il fenomeno dei film erotici e pornografici destinati al pubblico, soprattutto per le sale dedicate ai B-Movies e ai cinema porno. I film di Russ Meyer sono i film principali di questa moda degli anni della New Hollywood.

Mentre Steven Spielberg faceva successi con Lo Squalo, Russ Meyer fece, secondo la maggior parte dei critici dell'epoca, il suo capolavoro: Supervixens (1975). Il film presenta una vasta gamma di donne maggiorate formose, un montaggio dinamico ed anche una trama simpatica che eccita il pubblico.



In tutti i suoi film, Russ Meyer mostra una cosa fondamentale: tutte le donne apparse nelle sue opere sono maggiorate formose ed anche curvy che ballano e hanno un carattere ribelle verso gli attori maschili.

Il fatto che vi linki Lorna e Supervixens non è da considerare come una mia mossa tendenziosa per farvi guardare solo Russ Meyer,ma il problema principale sta nel fatto che Youtube censuri i contenuti espliciti ed anche se ve li linkassi, avreste dei problemi a vederlo. In sintesi, sui film di Tinto Brass, se li reperite su Youtube, c'è il divieto ai minori di 18 anni.

Concludo facendovi una domanda che risponderete tramite commento: preferite Tinto Brass o Russ Meyer?

A.D.

P.S: Per sapere di più sul #nudeisnotporn, leggetevi il post precedente, "Il Nudo non è porno - #0".